Strumenti linux di base

Da linuxaudio.it.
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In questa sezione si accennerà brevemente alle "cose che ogni utente linux dovrebbe sapere"

Padroneggiare un sistema UNIX-like come GNU/Linux richiede molto tempo e pazienza: difficilmente si potranno avere grandi soddisfazioni cliccando a casaccio; ma è anche vero che non ci si deve far spaventare dalla fama che hanno tali sistemi di essere difficili.

E' necessario conoscere alcuni elementi di base del sistema per poter cominciare ad interagire con esso, ma una volta presa confidenza con tali strumenti è possibile acquisire una maggiore produttività e cercare la soluzione dei problemi all'interno del sistema stesso, che contiene una dettagliatissima documentazione in linea.

Vediamo quali sono gli strumenti di base dei quali ogni utente GNU/Linux non dovrebbe poter fare a meno. Potete saltare questo capitolo se avete già un'esperienza di base con gli strumenti GNU/Linux.

Indice

Sessioni e login

GNU/Linux, a differenza della maggioranza dei sistemi operativi desktop a cui siamo abituati, non possiede una Interfaccia grafica come parte integrante del sistema operativo: essendo ispirato a UNIX, la sua interfaccia primaria è l'interfaccia a carattere.

Ciò significa che l'interazione uomo-macchina avviene principalmente in modo testuale.

A prima vista questo potrebbe sembrare limitante, ma in realtà si tratta di un modo molto efficiente e flessibile di interazione con la macchina. Pensate alla differenza che passa tra esprimersi a gesti oppure a parole...

Esistono - naturalmente - anche interfacce grafiche che possono essere utilizzate con GNU/Linux, ma esse non sono né indispensabili né obbligatorie.

La gestione della grafica in GNU/Linux è affidata ad un server detto serverX window, o più semplicemente "X", che è un programma come tutti gli altri e non fa parte integrante del sistema operativo. Quando eseguiamo una sessione X abbiamo tutte le cose che ci si aspetta da un moderno desktop: icone, mouse, finestre, etc... e ultimamente questi ambienti desktop (Gnome, KDE) sono diventati anche parecchio gradevoli.

Eseguire una sessione X è un modo di entrare nel sistema (o fare il login) autenticandosi con un nome utente (username) ed una password.

Una volta entrato, ogni utente ha il proprio desktop, le proprie preferenze, i propri file, etc...

Fare il login in modo grafico non è il solo modo di entrare nel sistema; esistono delle cosiddette console virtuali che permettono di fare il login in modo testuale. Normalmente si hanno 6 console virtuali, e la sessione X occupa la settima.

Per cambiare tra queste console si usa la combinazione di tasti CTRL+ALT+F<numero>, dove <numero> è compreso tra 1 e 7 e rappresenta la console virtuale alla quale si vuole passare.

Se per esempio abbiamo fatto il login in modo grafico, e vogliamo passare alla prima console virtuale, dovremo premere CTRL+ALT+F1: vedremo una scritta "login:" che ci chiede di autenticarci. Inseriamo il nostro nome utente seguito da Enter (Invio), e il sistema ci chiederà la password. inseriamo anche questa, sempre seguita da Enter e se le informazioni sono corrette, ci ritroveremo davanti ad un prompt che attende il nostro input per eseguire i comandi: questa è la cosiddetta linea di comando.

Per ritornare alla sessione grafica, premere CTRL+ALT+F7.

La home directory

GNU/Linux è un sistema multiutente, il che significa che è possibile per più di un utente alla volta utilizzare il computer contemporaneamente, e con una complessa gestione dei privilegi sui file e sulle azioni che è possibile compiere a seconda di chi si è.

Ogni utente ha una propria directory chiamata home directory, alla quale egli soltanto può accedere in modo esclusivo, e nella quale conserva tutti i propri file, ad esempio i file che contengono le proprie preferenze per le applicazioni.

Questa directory si trova nel percorso /home/<nomeutente>, dove <nomeutente> rappresenta il nostro identificativo univoco nel sistema (ad esempio per l'utente ``andrea la directory home sarebbe /home/andrea).

Quando facciamo il login nel sistema, la working directory (ovvero la directory dove ci troviamo) è la nostra home directory. Per verificare in che directory siete usate il comando "pwd" (print working directory).

Per tornare alla nostra home possiamo in ogni momento usare il comando "cd" (change directory) dato senza argomenti, indipendentemente dalla directory in cui ci troviamo in quel momento.

La home directory è identificata dallo shortcut "~", pertanto supponendo sempre che il mio username sia andrea, se qualcuno ci dice "metti queste righe in ~/.pipporc" il file a cui fa riferimento nel nostro caso specifico è /home/andrea/.pipporc. Altri shortcut indispensabili da conoscere per le directory sono "." (punto) che indica la directory corrente, e ".." (punto punto) che indica la directory superiore.

Facciamo un esempio pratico:

   cd
   touch miofile.txt
   mkdir prova
   cd prova
   cp ../miofile.txt . 

Cosa abbiamo fatto? In linguaggio umano:

  • cd: vai alla mia home directory
  • touch miofile.txt: crea un file vuoto chiamato miofile.txt
  • mkdir prova: crea una directory di nome prova
  • cd prova: entra nella directory prova
  • cp ../miofile.txt . : copia dalla directory superiore (la mia home directory, in questo caso) il file miofile.txt nella directory corrente (punto)

L'utente root

Vi è un utente speciale, diverso da tutti gli altri, chiamato "root" che è l'amministratore del sistema o superutente (superuser). Questo utente è quello che ha il completo controllo della macchina e del filesystem, e pertanto ha grande potere ma anche grande responsabilità, in quanto può distruggere l'intero sistema con pochi comandi. E' caldamente consigliato usare l'utente root unicamente per svolgere compiti amministrativi quali l'installazione di software, la configurazione di sistema, l'aggiunta di nuovi utenti, etc...

La home directory di root, a differenza delle home degli altri utenti, non si trova sotto /home ma in /root.

E' possibile, per un utente normale, cambiare identità e acquisire l'identità dell'utente root mediante il comando "su", a patto di conoscere la password del superuser. Questa password è il più importante segreto del sistema, e va quindi custodita gelosamente e non diffusa.

Il terminale

La linea di comando è il vero grimaldello di GNU/Linux, ogni utente che si ponga seriamente l'obiettivo di utilizzare GNU/Linux e il software libero dovrebbe imparare ad usarla.

Una buonissima guida (in lingua inglese) all'uso della linea di comando linux si trova presso http://www.linuxcommand.org.

La linea di comando viene chiamata shell, ed è anch'essa un programma, e di solito nei sistemi Linux si tratta della shell bash (acronimo di Bourne Again SHell), ma ne esistono anche altre. Essa interpreta i comandi che scriviamo (che saranno anch'essi nomi di altri programmi, normalmente) e se è il caso scrive a video l'output. Provate ad esempio il comando ``date.

In una sessione X, per ottenere una linea di comando con cui lavorare, è necessario utilizzare un altro programma chiamato emulatore di terminale, o semplicemente terminale. In pratica questo programma riproduce in una finestra X window una console a caratteri, come quella che abbiamo visto premendo CTRL+ALT+F1.

Vi sono molti emulatori di terminale a disposizione (Per esempio il terminale predefinito di GNOME, gnome-terminal, oppure quello di KDE konsole), ci concentreremo su uno dei più semplici e spartani, che fa parte dei client X di base, ed è quindi incluso in ogni sistema GNU/Linux: il suo nome è xterm. Si veda "man xterm" per approfondire. Per impostare velocemente alcune preferenze del terminale X, è possibile accedere a tre menu tenendo premuto il tasto CTRL e cliccando con i tre pulsanti del mouse. Per lanciarlo in una sessione Gnome (per informazioni su Gnome si veda la sezione 9), premere ALT+F2 (esegui comando), scrivere "xterm" nella finestra di dialogo che appare e poi cliccare su "esegui" oppure premere Enter.

A questo punto abbiamo un terminale di controllo dal quale possiamo lanciare i programmi semplicemente scrivendo il loro nome. Questo è utile anche nel caso di programmi grafici, che possono scrivere ad esempio i messaggi d'errore sullo standard error, e sarebbero messaggi di cui non ci accorgeremmo se il programma fosse stato lanciato da un'icona.

Quello che vediamo nella finestra del terminale è qualcosa del tipo <nomeutente>@<nomecomputer>~$ e viene chiamato prompt dei comandi. A parte il significato ovvio di nomeutente e nomecomputer, ci viene presentata l'ultima componente del percorso in cui ci troviamo (in questo caso "~", che è un alias della nostra home directory), e il carattere "$" che ci indica che siamo un utente normale. Il prompt dell'utente root infatti è caratterizzato da un altro simbolo: "#" - questo per evidenziare che stiamo utilizzando il superutente, e che siamo quindi potenzialmente pericolosi per il sistema.

La completion dei comandi

La linea di comando spesso spaventa il neofita che crede di dover digitare una miriade di caratteri per poter fare semplici cose come copiare un file, etc... quando con pochi clic di mouse sarebbe molto più semplice e veloce. In realtà esiste nella shell di linux una caratteristica importantissima che permette di risparmiare molto tempo di digitazione: il completamento automatico dei comandi e dei nomi di file.

Supponiamo per esempio di voler copiare un file dal nome molto lungo. Utilizzeremo il comando "cp" (copy); il comando completo da digitare sarebbe il seguente:

cp file_dal_nome_lunghissimo.txt nuovofile.txt

il completamento automatico ci permette, tramite il tasto <TAB> di digitare soltanto le prime lettere del nome del file e lasciare che la shell scriva il resto per noi. Quindi scriveremo fil<TAB> e la shell completerà il nomefile.

Questo a patto che un file con questo nome esista nella directory corrente, e che sia l'unico che inizia con quelle tre lettere. Nel caso non fosse l'unico l'autocompletamento non saprebbe quale scegliere, e ci avvisa di ciò con un beep. A questo punto, premendo nuovamente <TAB> ci vengono mostrate le alternative possibili che iniziano con "fil", e dovremo aggiungere lettere fino a formare una stringa univoca.

La history dei comandi

Un ulteriore "acceleratore" del lavoro a linea di comando è la cosiddetta "history", ovvero una lista degli ultimi comandi impartiti. E' possibile scorrere questa lista con i tasti freccia-su e freccia-giù, poi una volta trovato il comando che vogliamo richiamare è sufficiente premere invio per lanciarlo.

E' inoltre possibile effettuare una ricerca nella history digitando i caratteri CTRL+R seguiti dalla stringa di ricerca. Possiamo scorrere i risultati della ricerca a ritroso premendo nuovamente CTRL+R. Anche in questo caso premere invio per lanciare il comando trovato, oppure ESC per richiamare il comando senza lanciarlo.

Esiste anche un comando "history" che elenca gli ultimi comandi impartiti da linea di comando (vedere "man history").

I file nascosti

I file o directory il cui filename comincia con il carattere "." (punto) sono file o directory nascosti. In pratica non vengono visualizzati senza che sia richiesto esplicitamente (per esempio con ls -l). Questo meccanismo è di solito utilizzato per salvare le preferenze dei vari programmi in file o directory di configurazione.

Per esempio il file ~/.vimrc contiene le direttive di configurazione dell'editor vim e la stringa "rc" sta per resource config, anche se non tutti i programmi seguono questo schema.

Amministrazione della macchina

Ora che abbiamo un'idea di massima del sistema e dell'uso della linea di comando, passiamo a descrivere alcuni basilari compiti amministrativi che si rendono necessari nella gestione di una installazione GNU/Linux. Per tali compiti amministrativi è necessario utilizzare un utente con privilegi amministrativi. Abbiamo già parlato dell'utente root e del comando su.

La politica di Ubuntu per semplificare la gestione di questi compiti è dare nessuna password all'utente root e di utilizzare il comando sudo (superuser-do), che esegue un comando con i privilegi di un altro utente, richiedendo la password dell'utente corrente.

Anche in modalità grafica (menu Sistema » Amministrazione) si utilizza questo meccanismo: ogni volta che tenterete di utilizzare gli strumenti amministrativi, il sistema richiederà la vostra password. Oppure è possibile lanciare tool di amministrazione grafici con gksu.

Ubuntu conferisce al primo utente creato durante l'installazione i privilegi necessari ad utilizzare il meccanismo di sudo per eseguire compiti amministrativi, ma è possibile anche in seguito cambiare queste policy tamite la gestione utenti e gruppi.

gestione del software

Uno dei compiti principali e comuni nell'amministrazione di una installazione è la gestione del software installato nel sistema. Il software libero può essere liberamente distribuito su internet, e quindi le distribuzioni spesso offrono dei repository ovvero delle grosse collezioni di software già pacchettizzati e pronti da installare. Debian (e quindi di rimando Ubuntu) contiene più di 25000 pacchetti installabili.

Il sistema di pacchettizazione del software in Debian e derivate si chiama APT (Advanced Packaging Tool). Vi sono una serie di tool a linea di comando per utilizzarlo: apt-get, apt-cache sono i principali, dei quali dovreste leggere la pagina di manuale. I singoli pacchetti hanno estensione .deb e possono essere installati con il comando dpkg.

Esempi d'uso comune:

   * sudo apt-get install xyz: installa il pacchetto chiamato xyz
   * sudo apt-get remove xyz: rimuove il pacchetto xyz
   * apt-cache search xyz: cerca la stringa xyz nel database dei pacchetti installabili
   * apt-cache policy xyz: mostra la versione installata del pacchetto xyz
   * apt-cache show xyz: mostra le informazioni sul pacchetto xyz
   * dpkg -i xyz_1.0.deb: installa il pacchetto xyz_1.0.deb
   * dpkg -L xyz: visualizza i file contenuti nel pacchetto xyz

Alternativamente è possibile utilizzare il front-end grafico synaptic, ("gksu synaptic" per avviarlo), che in Ubuntu trovate in Sistema » Amministrazione » Gestore pacchetti. All'inizio può sembrare più facile e gradevole, ma con un uso assiduo una volta presa la mano con la shell, è infinitamente più veloce e comodo il comando secco che dover lanciare una grossa applicazione grafica.

Altre distribuzioni utilizzeranno differenti strumenti per installare e gestire il software, per esempio Fedora utilizza "yum", Arch Linux "pacman" o "yaourt", SuSE "yast" etc... Ciascuna fornisce ampia documentazione sull'uso di questi strumenti: si lascia ad esercizio del lettore trovare i comandi equivalenti a quelli sopra riportati per apt.

Alcuni suggerimenti per X

  • Il server X window ha un metodo per copiare ed incollare testo fondamentalmente diverso dagli altri sistemi operativi: la copia del testo non avviene in modo esplicito, ma basta selezionare il testo desiderato con il mouse, e quindi, per incollare si preme il tasto centrale del mouse, oppure la combinazione di tasti SHIFT+INS.
  • A volte può essere necessario spostare una finestra che eccede la dimensione dello schermo, e della quale non vediamo la barra del titolo. Ogni finestra X si può spostare tenendo premuto il tasto ALT, cliccando in qualsiasi punto della finestra e trascinando la finestra con il mouse.
  • Quando un'applicazione non risponde e la finestra si rifiuta di chiudersi, si può utilizzare il comando xkill: il cursore del mouse cambia aspetto e cliccando sulla finestra "problematica" si uccide l'applicazione che non risponde.
  • Per passare da una finestra all'altra con i tasti, un acceleratore notevole rispetto alla selezione con il mouse, si può usare la combinazione di tasti ALT+TAB

La documentazione in linea: man

Nei sistemi di tipo UNIX è tradizionalmente presente una corposa documentazione in linea, accessibile tramite il comando "man". Questo comando prende come argomento il nome del programma o della pagina di manuale a cui vogliamo accedere. Per esempio, per vedere una pagina di manuale che documenti l'uso del comando man stesso, si digiti "man man".

Per navigare all'interno della pagina di manuale si possono utilizzare i tasti PgUp e PgDn o i tasti freccia. Per uscire si preme il tasto "q" (quit).

Per effettuare una ricerca si preme il tasto "/" (barra), si digita il testo da cercare e si preme Invio. Per saltare alla successiva occorenza della stringa di ricerca si preme il tasto "n" (next), per l'occorrenza precedente il tasto "p" (previous).

ESEMPIO: non mi ricordo cosa significa l'opzione "-d" del comando "ls". Digito: "man ls" per visualizzare il manuale del comando "ls", quindi "/" per effettuare una ricerca, poi "-d" e Invio, e man mi farà vedere, evidenziandola, l'opzione che cerco. Veloce ed efficiente.

NOTA: le pagine di manuale sono solitamente in inglese, se questo vi spaventa installate il pacchetto Debian manpages-it che fornisce le pagine di manuale dei comandi più importanti in italiano. Inoltre, esse non vanno considerate un manuale da leggere da cima a fondo come un libro, ma un riferimento a cui fare ricorso puntualmente quando se ne presenta la necessità.

La documentazione in html

Spesso le applicazioni e i pacchetti installati da una distribuzione hanno "a corredo" della documentazione in HTML.

Possiamo consultare questo tipo di documentazione con un normale browser internet (ad esempio mozilla firefox, che è quasi uno standard sui sistemi linux).

E' sufficiente scrivere sulla barra dell'indirizzo del browser la stringa

file:///usr/share/doc/

e ci verrà presentato il contenuto di questa directory (questa è la directory standard per la documentazione in Debian, per le altre distribuzioni può variare). Per esempio, per accedere alla documentazione installata insieme al pacchetto ecasound, consulteremo

file:///usr/share/doc/ecasound/index.html

In altri casi, quando la documentazione è molto corposa, essa viene seprata in un pacchetto a parte, dando la possibilità all'utente esperto di non installarla. E' il caso per esempio dell'editor snd , per cui è presente un pacchetto chiamato snd-doc.

Verificate con il gestore dei pacchetti software (apt-get o synaptic) se avete questi pacchetti installati, e quali sono eventualmente disponibili.

L'editor di testo

Uno strumento indispensabile ad ogni utente di computer è l'editor di testo, ovvero un programma che permetta di aprire, modificare e salvare i file di testo semplice. Per GNU/Linux ne esistono tantissimi, dal più semplice fino agli editor per programmatori, personalizzabili fino allo spasimo e capaci di fare ogni sorta di peripezia con il testo. E' raccomandato saper utilizzare almeno un editor di testo tra quelli segnalati.

Il testo semplice è uno dei tipi di file fondamentali nel mondo dei computer, e in particolare in GNU/Linux che eredita la filosofia UNIX everything is a file.

gedit

Gedit è l'editor di testo predefinito dell'ambiente desktop Gnome. Si tratta di un editor grafico molto facile da usare ma anche abbastanza potente. E' in grado di aprire più file contemporaneamente (che verranno mostrati in diverse linguette), e supporta la colorazione sintattica per un buon numero di linguaggi. Può certamente essere un buon editor con cui iniziare, e potrebbe anzi essere sufficiente a soddisfare ogni vostra necessità di editing.

NOTA: l'unica difficoltà che potrebbe presentarsi nell'uso di un editor grafico si ha quando sono necessari permessi speciali per modificare un file, ad esempio i file di configurazione di sistema. Questo perché la nostra sessione X appartiene al nostro utente e non al superuser. Per ovviare a questo inconveniente si può diventare superutente da un terminale e lanciare gedit dalla linea di comando, oppure usare l'utility gksu.

vim

vim è un editor di testi derivato da vi5, potentissimo ma molto ostico a chi vi si avvicina per la prima volta. Questo dipende principalmente dal fatto che si tratta di un editor modale, ovvero si avvale di diversi modi per l'editing del testo: vi sono principalmente un modo inserimento e un modo comando (normal mode); la pressione dei tasti assume un significato diverso a seconda del modo in cui ci si trova. In modo inserimento i tasti premuti inseriscono il carattere corrispondente, mentre in modo comando sono assegnati a specifiche funzioni (ad esempio premendo ``dd in modo comando viene cancellata una riga del testo).

Vim è un programma con interfaccia a caratteri, e questa caratteristica lo rende uno tra gli editor preferiti da amministratori di sistemi (per la sua capacità di essere eseguito su una shell remota) e programmatori, grazie anche al suo supporto per la colorazione sintattica6 per un grandissimo numero di linguaggi di programmazione, file di configurazione, etc...

Per eseguire un tutorial interattivo su vim è possibile digitare vimtutor in un terminale e seguire le istruzioni (durata: circa 30 minuti).

Esiste anche una versione di vim con interfaccia grafica chiamata gVim che aggiunge una serie di menus e toolbar per i comandi più utilizzati.

emacs

GNU emacs è un editor "storico" come vi, e tra gli utenti dell'uno e dell'altro editor c'è una disputa insanabile... Ogni gruppo pretende di affermare la superiorità del proprio editor del cuore, e questo ha scatenato le cosiddette "editor war".

Emacs è un programma scritto inizialmente da Richard Stallman, l'iniziatore del progetto GNU e massimo guru del free software. E' un editor potentissimo, estensibile, programmabile ed è per molti aspetti è più di un semplice editor, esistono client per la posta, newsgroup, browser e ogni genere di applicazione per emacs. In effetti, emacs può essere considerato a tutti gli effetti l'interfaccia utente storica del sistema GNU.

Anche emacs contiene un tutorial interattivo che è possibile avviare premendo i tasti CTRL+H e quindi T.

Il file manager "mc"

Un altro strumento di uso comune nell'interazione con la macchina è il file manager, un programma che aiuta nella gestione di file e directory, per la loro copia, cancellazione, etc...

Uno dei file manager più usati e completi per GNU/Linux è mc, acronimo di midnight commander, clone del famosissimo norton commander per DOS. E' un file manager semplice da usare, e ci presenta una interfaccia composta da due riquadri, uno a destra e uno a sinistra, che rappresentano ognuno una posizione (o directory) del file system e tra le quali possiamo ad esempio spostare o copiare file. La barra in basso contiene dieci "pulsanti" numerati che rappresentano i tasti funzione da F1 a F10, ognuno associato ad una funzione nel programma (ad esempio premendo F1 si ottiene la pagina di aiuto, F7 per creare una directory, e così via).

Una comodità di mc è la possibilità di entrare in archivi compressi (zip, tar.gz. etc..) come se fossero normali directory, esplorare il loro contenuto ed effettuare con esso le stesse operazioni disponibili per i normali file.

E' inoltre possibile, mediante la modifica del file di configurazione di mc, assegnare azioni da compiere a determinati tipi di file, ad esempio usare il proprio visualizzatore preferito per i tipi di file immagine.

Il fatto che sia un programma visualizzabile sul terminale lo rende uno strumento utilizzabile in remoto o in situazioni prive di server X.


L'ambiente desktop GNOME

GNOME (GNU Network Object Model Environment) è un ambiente desktop amichevole ed elegante per sistemi UNIX. E' anche l'ambiente grafico predefinito di Ubuntu.

Ci fornisce un comodo ambiente di lavoro dotato di:

  • Finestre, all'interno delle quali girano le applicazioni,
  • Pannelli, che normalmente contengono menu, icone per lanciare applicazioni, e applet dagli usi più svariati.
  • Desktop (o scrivania), sul quale disporre file, cartelle, icone, etc...
  • Aree di lavoro (workspace), in cui è possibile dividere logicamente il desktop. Esse permettono di avere più configurazioni diverse di finestre (ad esempio un browser nel primo workspace, un word processor nel secondo, etc..)
  • File manager grafico (nautilus) che ci offre la rappresentazione visuale e l'accesso al filesystem
  • Preferenze che permettono di configurare a piacere l'aspetto e il comportamento di GNOME

Impartire comandi da GNOME

GNOME possiede dei comodi menu dai quali è possibile lanciare le applicazioni, ma non tutte sono sempre presenti nei menu. C'è un metodo per impartire comandi direttamente: premendo ALT+F2 si apre una finestra di dialogo chiamata "esegui applicazione". Qui possiamo digitare il comando da eseguire (ad esempio, "qjackctl") e cliccare su "Esegui" oppure premere Invio.

Nella finestra Esegui possiamo anche digitare un percorso (path), e GNOME aprirà una finestra di nautilus, il suo file manager, che mostra il contenuto della directory richiamata.

Cambiare area di lavoro

Si può cambiare area di lavoro di GNOME con le combinazioni di tasti:

  • CTRL+ALT+FRECCIA SINISTRA (va al workspace precedente)
  • CTRL+ALT+FRECCIA DESTRA (va al workspace successivo)

Nel cambiare area di lavoro GNOME ci mostra al centro dello schermo una miniatura che rappresenta i workspace disponibili, con al loro interno le icone delle finestre aperte su ognuno.

Nautilus

Nautilus è il file manager predefinito e integrato in GNOME, e permette di visualizzare e lavorare con le directory e i file in modo grafico. Ha tantissime feature come il tabbed browsing (CTRL+T per aprire un nuovo tab), le anteprime del contenuto di file come video, audio, testo, pdf ... la scrittura diretta cu CD e DVD, l'associazione con applicazioni per i tipi di file conosciuti e la definizione di applicazioni predefinite, l'esecuzione di script personalizzati che possono essere aggiunti ai menu contestuali dei file e molto altro.

File-roller

File-roller è l'applicazione GNOME predefinita per l'utilizzo di file compressi come zip, tar.gz, rar etc... In italiano è localizzato come Gestore di archivi e permette di creare archivi compressi e di estrarre file da archivi esistenti.

L'ambiente desktop XFCE

XFCE è un ambiente desktop molto più leggero dei più conosciuti GNOME o KDE ma allo stesso tempo altrettanto funzionale. XFCE è basato sulla libreria GTK+ lo stesso usato da GNOME, per questo molti utenti che abbiano già utilizzato GNOME si sentono a casa anche con XFCE.

Offre le funzionalità di un qualunque ambiente desktop moderno quali ad esempio:

  • Finestre, all'interno delle quali girano le applicazioni,
  • Pannelli, che normalmente contengono menu, icone per lanciare applicazioni, e applet dagli usi più svariati.
  • Desktop (o scrivania), sul quale disporre file, cartelle, icone, etc...
  • Aree di lavoro (workspace), in cui è possibile dividere logicamente il desktop. Esse permettono di avere più configurazioni diverse di finestre (ad esempio un browser nel primo workspace, un word processor nel secondo, etc..)
  • File manager grafico (Thunar) che ci offre la rappresentazione visuale e l'accesso al filesystem
  • Preferenze che permettono di configurare a piacere l'aspetto e il comportamento dell'ambiente
  • Applicazioni tipiche per la visualizzazione di immagini, la riproduzione di file multimediali ecc.

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